mercoledì 13 maggio 2015

Maria Teresa Santalucia Scibona "Le rotte del vento" (Raffaelli editore)

di Marcello Falletti di Villafalletto

 L’Autore, con questo nuovo volume, ci offre circa venti liriche della sua recente produzione, affidandone i pensieri alle molteplici direzioni del vento; affinché possano giungere nell’intimo sentire di quanti sanno cogliere la cogente percettibilità che nasce dall’espressione poetica..
     Canti, fortemente espressivi, straordinari che colpiscono, inevitabilmente, chi è concretamente affine a quello che scrive Maria Teresa; anzi, più che mai, prova, coraggiosamente, sulla sua pelle, trasformandolo e trasmettendolo con evidente energia lirica.
     Il testo, interamente, attraversato dalla «finitezza e fragilità /in un corpo abitato /da un dolore tagliente /sino alle midolla …», avvertite soltanto da chi ha affinato percettibilità alla condivisione del vissuto quotidiano; vivendo la precarietà della costante debolezza che, per dirla con San Paolo, «ci fa sentire forti quando siamo più deboli!». Nel terrestre passaggio /dai contorni imprecisi, / niente è come si vorrebbe., ma la traballante barca “sfasciata” continua a solcare, imperterrita, queste strette e angosciose rotte della vita che, dentro, continuano a mantenerci desti, permettendoci di apprezzarne il vero senso.
     Elevata poesia! Certamente il meglio della Sua vasta produzione, dove la maturità esplode ad ogni verso, concentrandosi in suoni tangibili, visibili, immediatamente catturati dalla sensibilità e predisposizione di chi sa coglierne l’elevata simbologia; ammantata da una profonda ricerca escatologica che continua, costantemente ad essere, il quotidiano del vero poeta che, invece, dovrebbe esserlo per tutti gli esseri razionali.
     Prigioniera e reclusa /in una lunga notte /geme lo spirito indocile. /Il dolore mi aggredisce, /scortica la carne /con unghie di tigre. /Esclusa dalla vita /intravedo un timido bagliore, /uno spiraglio di luce. /Memore del conforto, /supplico che tale rugiada /non evapori e sempre /sia fonte di letizia.
     Il malcelato pessimismo leopardiano, dettato da un legittimo compromesso esistenziale, in Maria Teresa viene sublimato dalla speranza trascendente della quale è pervasa e da cui riceve forza, costantemente rigenerante, fino a diventare zampillante sorgente alla quale attingere, non solo forza stimolante per la quotidianità, ma linfa creatrice, efficacie che la colloca nell’empireo dei maggiori. Anche se loro stessi, ai nostri giorni, rischiano di essere ricordati, esclusivamente, dai pochi che gli sono rimasti fedeli e appassionati estimatori!
     Non sempre il tormento interiore partorisce sofferte parole, opprimenti pensieri; bensì edulcorate aspettative che, non possono mai rimanere soltanto illusioni o effimere chimere poetiche, ma rinvigorenti certezze che trovano riparo sia nel verso scritto, sia nella mente che l’intende: Quando il sonno cala sull’umano /giaciglio, e con lieti sogni riscatta /i crucci del quotidiano, /la luna assonna sbadiglia. /La rosa vermiglia, /per il giorno sepolto, /invoca sdegnosa, il chiarore /rosato del mattino. …
     È qui la profondità del pensiero poetico della Scibona. Lasciando affiorare quell’enorme scintilla, che diviene forza vulcanica, espressiva del verso; permettendo di lasciarsi leggere, afferrare, meditare anche da coloro i quali non hanno voglia di addentrarsi, forzatamente, nei meandri, non sempre facili, della percezione che, per delicatezza, riservatezza o indolenza, sovente ottenebra anche il più semplice degli uomini.
     Grazie, amabile Maria Teresa, di averci proiettato, ancora una volta, verso di te; sintonizzandoci sulle stesse lunghezze d’onda che credevamo di aver smarrito e grazie per aver incluso in questa importante silloge anche Il gabbiano peregrino che ai voluto dedicare a me “tuo amabile fratellino”.
      A tutti gli estimatori della poesia di Maria Teresa Santalucia Scibona, ma anche a tutti quelli che non la conoscono personalmente, consigliamo di addentrarci dentro questo affascinante viaggio, attraverso le inesplorate rotte di un vento che, delicatamente irruente, con la sua straordinaria dolcezza, certamente può ritemprarci, rinnovarci, donandoci serenità e pace.

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